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Considerazioni Finali sul Vertice G8

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Il summit del G8 dell’Aquila ha chiuso bene, tutto sommato, i suoi lavori. A partire dall’organizzazione dell’evento, fino alla sostanza delle dichiarazioni e dei documenti approvati nel vertice. Partito con un traballante inizio dovuto alle debolezze politiche interne del Premier italiano, il summit si è conculso con un discreto successo.
Non si sa se abbiano contato più l’immagine o i contenuti. Il Premier Berlusconi ha comunque ottenuto quello che voleva: un aiuto concreto alle popolazioni colpite dal terremoto, e che fosse evidente la volontà da parte italiana, di rimanere al centro del decision making process mondiale. Finita la tregua di questi giorni, caldeggiata dal presidente della Repubblica Napolitano, la politica italiana ricadrà inesorabilmente, nell’infinita telenovela delle vicende interne e le larghe vedute di spirito wilsoniano, che hanno aleggiato in questi giorni sulle vette d’Abruzzo, saranno dissipate dalla nebbia degli intrighi di potere e della cronaca di costume.
Rimarrà un G8 storico, quello dell’Aquila, anche in ragione dell’ormai neccessario ampliamento del club ai veri attori dell’economia globale. Non si sa se questo sia un bene o no. La storia ci insegna che più sono gli attori di un club, più risulta difficile trovare accordi. Le Nazioni Unite e l’Unione Europea allargata, ne sono la prova più evidente.
Molti i temi discussi in questo vertice: economia, politica, commercio internazionale, clima, e aiuti all’Africa. Sette i documenti approvati e tante le dichiarazioni di principi e volontà.
Un elemento è emerso in modo chiaro da questo vertice: la necessità di tornare al multilateralismo di Bretton Woods, nato dalle ceneri della seconda guerra mondiale e colpito duramente dalla fine della guerra fredda e dalla conseguente nascita del bilateralismo in questioni di global governance. Un multilateralismo imperniato sulla centralità delle Organizzazioni Internazionali politiche ed economiche ( ONU, NATO, OMC, FMI ). Il vertice del G8 ha confermato questa tendenza assieme alle maggiori economie emergenti del G5, tra cui Cina, India e Brasile, decidendo di rilanciare le trattative per la riforma dell'OMC e puntando a chiudere entro il 2010 la tornata negoziale di Doha. Si è deciso anche di rivedere le norme fondanti il FMI. Nato nell’immediato dopoguerra per scongiurare le recessioni e i protezionismi degli anni trenta, esso ha dato stabilità finaziaria alle economie dei Paesi in difficoltà. Il dollaro è stata la valuta predominante in questo sistema di prestiti, e il FMI ha dovuto gestire un sistema valutario con al centro la convertibilità aurea dello stesso, fino a quando Nixon nel 1971 ne ha decretato la fine nelle aule della Smithsonian Institution di Washington. Ora che i tempi son cambiati e che l’euro ha un valore di scambio in costante aumento, assieme allo Yuan cinese, si tenta di far rinascere gli special drawing rights (diritti speciali di prelievo), una valuta di riserva virtuale usata dalle banche Centrali e creata dal FMI nel 1969, contenente un paniere di divise importanti, in cui il dollaro è tutt’ora predominante. Una valuta di cui la Cina vorrebbe allargarne il paniere favorevolmente alla propria moneta nazionale e usarla negli scambi internazionali. Il potere di controllo all’interno del Fondo è proporzionale alla quota versata e al peso della propria valuta. Nei giorni del vertice è emersa la volontà di ristruttare il FMI in favore delle economie emeregenti e di revisionare il sistema dei prestiti verso i Paesi più poveri.

Il bilateralismo ha impedito fino ad ora di trovare accordi su soluzioni decisive in questioni d’estrema rilevanza, come gli accordi commerciali multilaterali, la riforma delle Nazioni Unite, una politica estera europea e una regolamentazione su scala mondiale della finanza e dell’economia internazionale. La presidenza italiana del G8 è voluta arrivare ad una sintesi regolatrice, con le proposte del ministro dell’economia Tremonti, sulla necessità di nuove “global standard rules” per l’economia mondiale; sintetizzate in 12 punti. Tutto ciò, grazie al sostegno dell’OCSE e della volontà tedesca di creare una carta costituzionale economica mondiale. Quest’ultima era stata proposta dal Premier tedesco in occasione del passato G20 dello scorso aprile. A tal fine è stato approvato, in seno al vertice dell’Aquila, un documento di 72 pagine, denominato “ Lecce Framework” , elaborato a giugno durante il G8 dei ministri delle finanze a Lecce. Il documento raccoglie un insieme di regole condivise per il mondo dell’economia e della finanza, con criteri precisi, con organismi e strumenti di controllo. Tuttavia, le regole del documento, avranno ragion d’essere, nel momento in cui verranno inserite in una fattispecie giuridicamente vincolante e solo dopo aver superato le difficoltà nel recepimento legislativo delle parti contraenti. Se ne continuerà a discutere al prossimo G20 di Pittsburgh con il già noto parere semi contario della Cina e dell’ASEAN, l’Organizzazione che include alcuni Paesi dell’Asia Sud Orientale, tra cui Singapore.
Il G8 dell’Aquila ha avuto però il merito di rafforzare il dialogo con le economie emergenti del G5 (Brasile, India, Messico, Sudafrica e Cina) su investimenti, diritti di proprietà intellettuale, energia e sviluppo. Due anni fa, su iniziativa tedesca, naque una proposta per una forma di dialogo con il G5, denominata “Heiligendamm Dialogue Process (HDP)”.Il vertice dell’Aquila è stata l’occasione per concordarne la nascita..

Un altro punto importante, su cui hanno trovato accordo i capi di Stato nel documento finale del G8 ed espresso in valenza etica al quarto dei 12 comandamenti del Global legal standard, è stato quello della lotta ai paradisi fiscali. Gordon Brown e Sarkozy hanno chiesto che venga rispettata una precisa scadenza (marzo 2010), per l’adeguamento alle regole di trasparenza bancaria da parte di quei Paesi inseriti dall’OCSE nella lista nera dei paradisi fiscali. Su questa linea, diversi Paesi europei stanno attuando strategie per favorire il rimpatrio dei capitali. In Italia è in via d’approvazione uno scudo fiscale che segue il “New Disclosure Opportunity” britannico. La stampa internazionale vede malignamente in queste iniziative, la necessità da parte di alcuni Paesi di sopperire a deficit di bilancio. I Paesi vittime di tali misure, sono già corsi ai ripari. Si veda la Svizzera che sta aggiornando numerosi accordi fiscali bilaterali per meglio aderire agli standard Ocse e che prevede, forse, di porre in atto una sanatoria fiscale onde poter richiamare, senza ombra di dubbio, anche i contribuenti italiani della piazza di Lugano.

Il G8 ha dato infine segnali positivi per l’economia mondiale. Ha rilevato segnali di stabilizzazione, ma anche il permanere di rischi significativi, in particolare con l'aumento della disoccupazione che, secondo le opinioni espresse nel vertice, potrebbe mettere a repentaglio la stabilità sociale. L’aumento delle liquidità da parte della BCE non è stata sufficiente a far ripartire gli ingranaggi della produzione industriale e le imprese chiedono di rivedere le norme internazionali che regolano l’erogazione dei prestiti da parte delle banche. Norme contenute in un accordo internazionale sui requisiti patrimoniali delle banche, denominato Basilea2. Nome derivato dal Comitato preposto, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali dell’omonima città svizzera. Secondo tale accordo le banche devono classificare i loro clienti in base al fattore di rischio e quindi attraverso l’assegnazione di un rating. Questo si traduce, soprattutto oggi in cui si rendono palesi le difficoltà delle imprese, in un minor credito concesso a tassi più elevati dalle banche.
Il taglio di crediti, in una fase di recessione, rischia di compromettere la ripresa. Il presidente della BCE, Jean Claude Trichet, ha riconosciuto la necessità di rivedere questo complesso di norme dal carattere esasperatamente prociclico; utile esclusivamente nelle fasi di ripresa dell’economia.

Federal Reserve Bank

WALL STREET JOURNAL

U.S. Bureau of Economic Analysis