Presente in sala anche il prof. Vito Teti dell’Università di Cosenza. La ‘ndrangheta non è più un fenomeno nazionale, bensì internazionale. Gli Stati Uniti l’hanno inserita nella black list delle più pericolose mafie internazionali ed è stato calcolato, secondo quanto riferito dagli autori del saggio ( dati Eurispes ), che abbia un fatturato annuo a livello nazionale di circa 44 miliardi di euro ( esclusi investimenti all’estero). Un elemento non insignificante che la fa assurgere, in termini patrimoniali, al rango di vera e propria potenza economica mondiale. Dati simili non possono che spaventarci e forse è venuto il momento che essa venga combattuta anche a livello globale con una maggiore collaborazione giudiziaria e di polizia. Essa ha iniziato a far parlare di se a livello internazionale, con la sanguinosa strage di Duisburg in Germania. Molti suoi vertici vivono ormai in Europa, negli Stati Uniti e in Canada. Ma è errato pensare ad essa come ad una struttura verticale simile a Cosa Nostra siciliana. I suoi punti di forza sono una gestione familiare del malaffare a schema orizzontale, garantita dal legame di sangue dei suoi componenti e l’intuito di non entrare quasi mai in aperta collisione con lo Stato. Essa ha radici in terra calabrese ed espande i suoi rami in tutto il mondo. La sua linfa oggi è il narcotraffico, l’aggiudicazione diretta o per tramite di appalti pubblici e privati, l’estorsione, l’usura, il traffico d’ armi, la prostituzione, lo smaltimento illecito di rifiuti tossici, il traffico illecito di clandestini e infine il riciclaggio dei ricavi in attività immobiliari e finanziarie, sia a livello nazionale che internazionale.
Essa contamina l’intero sistema economico distorcendo il normale funzionamento delle regole di libero mercato e sottraendo risorse alla produttività nazionale ed internazionale. Il suo controllo di buona parte della società civile e politica calabrese rende le sue radici salde e difficili da estirpare. Le sue attività immobiliari e finanziarie passano per la capitale d’Italia, con compravendite di immobili e locali noti all’alta società, per finire alle regioni del nord e oltre fino in Germania per il tramite di attività illecite in esercizi commerciali. Il lavaggio dei ricavi illeciti avviene poi spesso tramite società finanziarie, intestate a presta nomi e create ad hoc nei paradisi fiscali, che reinvestono in attività finanziarie e immobiliari le loro liquidità. Ormai la ‘ndrangheta si serve di consulenti tributari, avvocati internazionalisti. Persone ben lontane dal luogo comune che vede il malavitoso nella figura del brigante d’Aspromonte, dedito alla pastorizia e legato alle tradizioni calabresi. Come ha giustamente ricordato il procuratore Gratteri, gli uomini della ‘ndrangheta si sono istruiti, studiano e si laureano. Diventano avvocati, ingegneri e medici. Quindi se da una parte vi è un “reclutamento” territoriale che si serve di persone incolte ma leali al patto di sangue e fedeli alla causa; dall’altra vi è un reclutamento di liberi professionisti utile alla penetrazione negli alti ranghi della politica . Da una recente indagine giudiziaria sulla corruzione nella politica italiana, il meccanismo atroce dello scambio di voti in cambio di favori a livello regionale sembra ormai non essere più una prerogativa del sud d’Italia ma anche delle circoscrizioni elettorali degli italiani residenti all’estero. Le ‘ndrine sostengono al momento delle elezioni provinciali, regionali e politiche, quei candidati che potrebbero risultare utili a raccomandazioni di ogni genere, aggiudicazione di appalti, etc. Il radicamento nel territorio da parte della ‘ndrangheta offre in cambio, a quei candidati, il sostegno logistico e il serbatoio di voti utile alla loro elezione.
Il maggior danno provocato da questa inestirpabile gramigna è il risvolto sociale che ha nella propria terra d’origine. Alcuni giornalisti stranieri non hanno mancato di chiedere agli ospiti presenti in sala, quale fine avesse fatto il movimento giovanile della locride “e adesso, ammazzateci tutti!”, nato all’indomani dell’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. La risposta data dal Prof. Teti è stata cinica. Molti di quei giovani che hanno manifestato, passato il clamore, si sono dispersi nella nebbia. Una nebbia fatta di omertà e continue mortificazioni che avvolge una società civile inserita ormai nella logica del bisogno e dello scambio. La mano onnipresente della ‘ndrangheta continua a tappare la bocca degli onesti.
Essa contamina l’intero sistema economico distorcendo il normale funzionamento delle regole di libero mercato e sottraendo risorse alla produttività nazionale ed internazionale. Il suo controllo di buona parte della società civile e politica calabrese rende le sue radici salde e difficili da estirpare. Le sue attività immobiliari e finanziarie passano per la capitale d’Italia, con compravendite di immobili e locali noti all’alta società, per finire alle regioni del nord e oltre fino in Germania per il tramite di attività illecite in esercizi commerciali. Il lavaggio dei ricavi illeciti avviene poi spesso tramite società finanziarie, intestate a presta nomi e create ad hoc nei paradisi fiscali, che reinvestono in attività finanziarie e immobiliari le loro liquidità. Ormai la ‘ndrangheta si serve di consulenti tributari, avvocati internazionalisti. Persone ben lontane dal luogo comune che vede il malavitoso nella figura del brigante d’Aspromonte, dedito alla pastorizia e legato alle tradizioni calabresi. Come ha giustamente ricordato il procuratore Gratteri, gli uomini della ‘ndrangheta si sono istruiti, studiano e si laureano. Diventano avvocati, ingegneri e medici. Quindi se da una parte vi è un “reclutamento” territoriale che si serve di persone incolte ma leali al patto di sangue e fedeli alla causa; dall’altra vi è un reclutamento di liberi professionisti utile alla penetrazione negli alti ranghi della politica . Da una recente indagine giudiziaria sulla corruzione nella politica italiana, il meccanismo atroce dello scambio di voti in cambio di favori a livello regionale sembra ormai non essere più una prerogativa del sud d’Italia ma anche delle circoscrizioni elettorali degli italiani residenti all’estero. Le ‘ndrine sostengono al momento delle elezioni provinciali, regionali e politiche, quei candidati che potrebbero risultare utili a raccomandazioni di ogni genere, aggiudicazione di appalti, etc. Il radicamento nel territorio da parte della ‘ndrangheta offre in cambio, a quei candidati, il sostegno logistico e il serbatoio di voti utile alla loro elezione.
Il maggior danno provocato da questa inestirpabile gramigna è il risvolto sociale che ha nella propria terra d’origine. Alcuni giornalisti stranieri non hanno mancato di chiedere agli ospiti presenti in sala, quale fine avesse fatto il movimento giovanile della locride “e adesso, ammazzateci tutti!”, nato all’indomani dell’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. La risposta data dal Prof. Teti è stata cinica. Molti di quei giovani che hanno manifestato, passato il clamore, si sono dispersi nella nebbia. Una nebbia fatta di omertà e continue mortificazioni che avvolge una società civile inserita ormai nella logica del bisogno e dello scambio. La mano onnipresente della ‘ndrangheta continua a tappare la bocca degli onesti.
Friedrich Magnani












































