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L'era atomica ai tempi del Web

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La guerra fredda è finita. Ma ne siamo proprio sicuri ? Quando per invecchiamento cadde l’Unione Sovietica, si pensò che l’era atomica avrebbe avuto un termine con la fine del bipolarismo. Sono passati quasi vent’anni e certamente il mondo è cambiato. La Cina è emersa togliendo il contro-altare alla Russia.

2677209822_9be4b07e1aIl parziale cedimento del vecchio sistema economico cinese ha dato adito a un capitalismo di regime. Molti Paesi, svincolati ormai dalla contrapposizione in blocchi, si sono dotati di armi atomiche grazie anche alla “liberalizzazione del mercato dei cervelli”.

Molti fisici nucleari russi, e non solo, hanno venduto il loro know-how a Paesi come l’Iran, il Pakistan e la Corea del Nord. La globalizzazione economica, oggi, influenza sicuramente le relazioni internazionali molto più che in passato. Il Web, che ne è stato un veicolo e ha reso più trasparenti e vulnerabili i rapporti tra le varie potenze mondiali, oggi fa scoppiare tramite i social network una rivolta popolare in meno giorni di quanto ne fossero necessari un tempo.

Le rivolte in Tunisia e in Egitto ne sono un esempio. Un giornalista australiano come Julian Assange, riesce a mettere a nudo la diplomazia americana e i delicati rapporti di amicizia e d’interesse tra i partner statunitensi. Tutto sembra cambiare. Ma alla fine, rimane tutto come prima.

L’Iran e la Corea del Nord sono sempre lì, con le loro atomiche e i loro regimi repressivi. A nulla per il momento è valso l’impeto della rivoluzione verde iraniana, malgrado il sostegno dei media, del web e dei social network. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è composto dagli stessi membri decisi alla vigilia della fine del secondo conflitto mondiale.

Da anni si discute su come riformarlo, ma senza esito. Allora cos’è rimasto invariato? Il peso dell’arma atomica nel sistema delle relazioni internazionali. E non è da poco. Si certo, l’economia ha una grande importanza, ma senza il deterrente atomico, il peso politico di un Paese ancor’oggi si riduce notevolmente. Una guerra commerciale o valutaria termina inevitabilmente in un conflitto militare. Il Web può essere controllato dai vertici di un Paese non democratico e piegato alle esigenze del caso.

Oltre alla possibilità di oscuramento della rete, spuntano società “al soldo dei governi”, in grado di far fronte ad attacchi cibernetici e di infiltrasi in tutti i social network, seminando disinformazione tra i vari utenti. Chi di Web ferisce, di Web perisce. E’ una battaglia tra i cavi che finisce senza vincitori e vinti. Distratti dai tragici fatti libici, ultimamente, non molti si sono accorti che a pochi giorni dal crollo del regime di Mubarack, due navi da guerra iraniane si sono infilate nello stretto di Suez a pacifica destinazione delle coste siriane.

Non era mai successo dai tempi d’insediamento di Mubarack, in Egitto. Trent’anni in cui il rais egiziano ha voluto preservare la stabilità geopolitica della regione. E’stato un chiaro segnale di potenza che l’Iran ha voluto dare al mondo. Gli Stati Uniti hanno risposto a questa provocazione facendo passare anch’essi le loro navi dal canale di Suez verso il Mediterraneo.

Giustificata dall’incalzare dell’emergenza umanitaria libica, quest’ultima è stata in realtà la risposta al regime degli Ayatollah. Le potenze nucleari “giocano” a mostrare i muscoli. Questa è la stessa tecnica usata nella guerra fredda. Collaudata da ormai più di mezzo secolo, è ancor’oggi, in un mondo economicamente globalizzato e cibernetico, la sola in grado di bilanciare i poteri nell’intricato sistema delle relazioni internazionali.

Federal Reserve Bank

WALL STREET JOURNAL

U.S. Bureau of Economic Analysis